Uno dei pilastri della cultura gastronomica sviscerato attraverso la giornata tipo nella storica attività di Pippo Gioè nel cuore del mercato palermitano di Ballarò. Il documentario “Il Respiro del Tempo. Meusa e quarumi” realizzato da Lorenzo Mercurio di EsperienzaSicilia.it racconta una giornata di lavoro tipo di Pippo Gioè. L’attività di Pippo, fino a qualche anno fa, si dedicava soltanto a un tipo di cibo di strada, e in particolare alla “quarumi”, al “mussu”, al “carcagnolu”, alla trippa. La svolta di vendere anche “pani c’a meusa” (ma non solo) è però una novità dettata dalle contingenze socioeconomiche di cui per ben tre generazioni non v’è stata esigenza, oltre che per l’immagine simbolica che a livello mediatico ha assunto lo stesso panino con milza rispetto a tutta un’altra serie di vivande già vendute da decenni da Pippo e dalla sua famiglia.

La stessa “abbanniata” di Pippo (il grido dei commercianti nei mercati palermitani per attirare la clientela) è cambiata: solo di rado punta su “per’i mussu”, “bollito” o “Haiu ‘a trippa!”, prediligendo nettamente la sponsorizzazione de “Il più bel panino!” o “Panino con milza!”, utilizzando con più frequenza l’italiano per rivolgersi a un target diverso da quello esclusivamente locale.

Non solo. Pippo si è adeguato alle nuove esigenze di vendita anche visivamente: il suo negozio è agghindato di manifesti colorati ben visibili dalla vicina via, su cui appare una foto del prodotto in vendita e il relativo nome (in italiano o in siciliano), funzione che prima era assolta praticamente dalla sola “abbanniata”. E così anche quest’ultima, oggi, si ritrova a dover dividere il suo ruolo “uditivo” con quello “visivo” dei cartelli, con lo scopo comune di attirare clienti.

Intanto, pochi lustri alla pensione, epilogo di un pezzo di storia gastronomica ed antropologica della Sicilia: Pippo Gioè chiuderà nei prossimi mesi la sua piccola taverna – nel cuore del mercato palermitano di Ballarò – aperta nell’immediato dopoguerra dal nonno e rimasta a disposizione della clientela, soprattutto locale, per tre generazioni. I suoi figli, infatti, non prenderanno il suo posto come lui stesso ha fatto con suo padre, e come suo padre ha fatto precedentemente con suo nonno.

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