Grande successo per l’evento svoltosi al ristorante La Fenice

Un viaggio enologico nella storia di una delle più note cantine siciliane: la COS di Vittoria. Dall’assaggio di un inedito spumante di Frappato rifermentato in bottiglia senza aggiunta di zuccheri e lieviti, al sorso complesso di un Nero d’Avola con 20 anni di età, particolarmente speziato che rimanda a un periodo ben preciso dell’azienda, quando si lavorava tanto con le barrique. Un viaggio nel tempo fatto a tavola in occasione della serata svoltasi qualche settimana fa al ristorante La Fenice (una stella Michelin) di Ragusa dal titolo “COS, storia di un’identità”.

Attraverso la degustazione di sei etichette, abbinate ai piatti dello chef Claudio Ruta, è stato così possibile conoscere la filosofia produttiva di una realtà conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, tra le prime cantine italiane ad iniziare in vinificazione nelle anfore, grandi recipienti di terracotta, seguendo i principi della biodinamica. “Il vino è il respiro di un pezzo di terra– ha affermato il titolare Giusto Occhipinti nel corso della serata-. E noi vogliamo donarlo agli altri quanto più puro possibile, ecco perché negli anni abbiamo cercato di applicare il concetto del sottrarre, eliminando ciò che non serve per fare un vino: niente lieviti, utilizzo di anfore che fanno traspirare il vino e non cedono nulla ad esso. A noi piace così e, seppur possa apparire un po’ arrogante, siamo dell’idea che non si deve fare un vino per seguire i gusti del consumatore, ma occorre fare ciò che piace innanzitutto a noi e ci rappresenta, che rispecchia il nostro territorio e l’annata in cui si produce”.

A volte delicati a volte più complessi e dal gusto più deciso i piatti proposti da Claudio Ruta, che ancora una volta ha saputo cogliere le varie sfumature sensoriali dei vini per creare un menu armonico capace di esaltare le caratteristiche sia dei piatti che dei vini serviti rispecchiando la sua sensibilità e l’attenzione che da sempre pone sui prodotti del territorio, il loro ruolo salutistico e l’utilizzo delle giuste cotture. Resteranno di certo nella memoria degli ospiti della serata piatti come la Zuppa di frumento e coda di vitello, con funghi cardoncelli freschi e disidratati, su cui è stato spolverato del finto formaggio grattugiato di arachidi ed erbette, abbinato al Pithos Rosso 2016, o il Diaframma di manzo su carbone di melanzane violette alla liquirizia, sedano, cipolle, contornato da insoliti pop corn, che si è sposato bene con il Nero d’Avola “Scyri” del ’99. Proposte che nascono da uno sguardo attento agli ingredienti utilizzati perché Ruta ama andare alla riscoperta di prodotti e delle tradizioni millenarie che caratterizzano la sua terra barocca, in un viaggio costante fra passato e futuro, attingendo alla memoria ed immaginando nuove forme, ma tutto con leggerezza e tanta tecnica. Tutto ciò accresce il valore di ogni esperienza in questo ristorante che a buon diritto vanta la stella della Rossa.

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