Lo spumeggiante chef di Termini Imerese, dalla suggestiva terrazza dell’NH Collection Fori Imperiali a Roma, racconta se stesso e il suo nuovo progetto imprenditoriale romano.

Come non essere rapiti dalla sua innata sicilianità, la sua simpatia, il suo dinamismo e il suo inconfondibile sorriso. Giovanissimo, 40 anni, Natale Giunta è uno degli Chef del panorama gastronomico italiano più completi e preparati. Dal 2005 è noto per la sua costante partecipazione alla trasmissione culinaria La prova del cuoco, ma pochi sanno che Giunta è nato professionalmente da una famiglia di origini greche arrivata in Sicilia a causa della guerra. Da ragazzo passava i suoi pomeriggi con le zie mentre la madre lavorava e perciò si trovò spesso ad essere testimone e artefice di preparazioni culinarie tradizionali greco-siciliane per tutta la famiglia cariche di storia e bontà. Dai sughi a cottura lunga e lenta, alle polpette, la moussaka, biscotti con il miele e tantissime prelibatezze ancora. Una grande passione per la cucina coltivata sin da piccolo quindi lo ha portato ad intraprendere studi alberghieri per passare poi all’ Etoile a Chioggia e la scuola di alta cucina del gruppo Boscolo dove ha potuto affinare il suo talento. Esperienze lavorative prima nel gruppo Four Season e poi a Londra lo hanno portato a evolversi come cuoco proiettandosi in altre realtà, in un periodo in cui spopolava la novelle cuisine e gli insegnamenti di Gualtiero Marchesi che diede inizio al grande cambiamento nella ristorazione italiana. A 20 anni tornò a Termini Imerese, dove avvenne l’incontro “svolta” con un vecchio amico che gli propose il ruolo di Chef in un suo ristorante.  Dopo un paio di mesi di lavoro prese le redini dell’intero esercizio e da qui partì tutta la sua vita imprenditoriale. Quest’anno Giunta festeggia i suoi primi 20 anni di impresa individuale e si presenta come Chef patron di Castello a Mare a Palermo e della friggitoria d’arte Passame u’ cuppu e, da luglio 2019, Chef patron di Oro Bistrot e la terrazza Secret View all’NH Collection Fori Imperiali di Roma.

Allegria e simpatia la contraddistinguono sul piccolo schermo. Queste caratteristiche vengono riflesse nella sua cucina?

“La cucina è allegria, è ospitalità, è casa, fa stare bene le persone, e se stai bene sei allegro. Ogni cuoco è un artista e il piatto è la nostra arte, come un dipinto. Ognuno ha il proprio stile, la propria interpretazione, la mia è l’allegria, trasporto il mio atteggiamento nel piatto, ognuno si deve sentire libero di proiettare ciò che sente senza essere frainteso.”

Dopo tanti anni che frequenta Roma, adesso è arrivato il progetto di un suo ristorante nella capitale, cosa l’ha spinta ora?

“In 15 anni ho sempre pensato di aprire un mio ristorante qui a Roma, un po’ per la mia presenza ormai costante sul territorio, un po’ per le pubbliche relazioni. Roma infatti è una città di relazioni, di interessi dove è nata la storia, mi sono innamorato di Roma e qui conosco tante persone; ma non ho mai trovato una location che mi attraesse veramente. Oggi posso permettermi di poter scegliere e di selezionare e non avrei mai scelto un posto per ripiego o per accontentarmi. Volevo qualcosa che sentivo mio, come fosse casa mia. Così è stato per NH Collection Fori Imperiali. Quando ho visto per la prima volta questa stupenda terrazza su Piazza Venezia ho capito che era il luogo perfetto dove posso esprimermi al meglio, coltivare le mie relazioni e ovviamente cucinare ispirato da una delle più belle viste su Roma.”

Cos’è NH Collection? Com’è stato coinvolto in quest’avventura?

“NH è una catena, Collection è il brand che le viene associato; all’interno ci sono due ristoranti che una delle mie società gestistisce. E’ un hotel di livello che ha esternalizzato i servizi di food&beverage. Ero già consulente per NH Collection Taormina, un cinque stelle, perciò mi conoscevano già professionalmente; ancora sono consulente di NH Collection Grand Hotel di Amalfi, un 5 stelle lusso. Sempre per NH effettuo consulenze per nuovi progetti ed aperture. Come dire, eravamo già fidanzati da tempo! Qui a Roma gestisco personalemte Secret view che è lo splendido rooftop su Roma dove offriamo cocktail e aperitivi e Oro Bistrot che è il ristorante gourmet invernale al piano terra.”

Cosa porta di suo nel progetto NH Collection?

“Qui a Roma ho portato un pezzo di Sicilia e un pezzo di Lazio. Ho voluto fortemente uno Chef romano con me proprio per esprimere questo connubio Sicilia-Lazio. E poi proietto la mia parte di esperienza gourmet a livello nazionale e ci divertiamo sempre in tante creazioni e abbinamenti. Mi piace sapere che un cliente può assaggiare una cacio e pepe con gambero rosso di Mazara e la buccia del limone siciliano; esperimenti e fusioni dove metto insieme due mostri sacri della cucina tradizionale. Lavoriamo sodo per unire le due culture.”

Lei è uno “Chef imprenditore” a tutto tondo, con all’attivo ristoranti, bar, street food, programmi tv, società di catering, di consulenza, eventi, e-commerce di prodotti tipici siciliani, noleggio strutture ristorative, con dei team responsabili per ogni settore.  La filosofia dei suoi piatti cambia di ambito in ambito o la sua impronta è sempre lo stessa?

“Voglio che cambi assolutamente in ognuna delle mie attività. Questo forse è il quid che mi diversifica daglia altri Chef. Sto aprendo un franchising di street food in Sicilia (Passami u Coppu) dove propongo qualcosa che è lontanissimo da ciò che faccio qui all’NH dove si trova raffinatezza e lusso. Mi piace l’idea di portare a tutti la mia cucina: se un ragazzo non si può permettere di venire nei miei ristoranti, può comunque andare in un brand Natale Giunta assaggiando i miei piatti street food che sono veloci e giovanili. Poi il settore degli eventi e dell’alta moda: ho lavorato in Sicilia per nomi come Dolce&Gabbana, Gucci e Armani e anche in questo ambito la cucina ancora cambia, deve essere elegante ma veloce. Si sono affezionati al mio lavoro tante persone che lavorano in molti ambiti diversi”.

Il suo piatto dei ricordi, il piatto dei suoi sogni (o del futuro)?

“Senza dubbio sono le dolmada (o dolmades); è il mio piatto dell’infanzia, un involtino di carne e riso avvolto da foglie di vite, un piatto tipico greco, lo faceva sempre mia zia Paolina. L’ho mangiato per 20 anni e mi ricorda questa donna alla quale volevo un mondo di bene, per me è il piatto dei ricordi in assoluto. Per il piatto del futuro, sembrerà strano, ma io vedo un ritorno alle tradizioni. La dice lunga una frase che mi disse tempo fa ad un grande evento a Taormina il mitico Oscar Farinetti: “Questi nuovi cuochi hanno rotto i co…ni, mi fai per favore un piatto di pasta?” Io ritornai in cucina e gli feci un piatto di pasta con il pomodoro, la melanzana fritta, ricotta salata, olio evo e basilico fresco. Si leccò i baffi. Questo mi ha aperto gli occhi sul fatto che non dobbiamo mai dimenticare la tradizione; si può personalizzare con un po’ di sana fantasia ed estro, ma senza mai violentarla. La tradizione quindi, per assurdo, è il futuro”.

I suoi progetti futuri, in Sicilia e fuori?

“In questo momento mi sto godendo un bel momento professionale e privato. Faccio una folle vita che però mi da molta serenità. Sono un tipo attivo e dinamico e questo mi rende vivo. Giro un po’ tutta l’Italia per lavoro. In Sicilia sto aprendo un concetto di mercato rionale all’interno di un edificio, sempre caratterizzato dal prodotto siciliano. Ho parecchie cose in ballo nell’ambito dell’hotellerie e ristorazione in albergo.  Poi c’è un progetto su Milano, ma per adesso è top secret.”

Come si vede tra 10 anni?

“Vorrei essere come sono oggi ma con 10 anni in più di esperienza. Sono realizzato e soddifatto della mia vita professionale; ho fatto tanto, sono appagato, fortunato, ma consapevole che questa fortuna me la sono andata a cercare io, me la sono costruita con le mie forze, non me l’ha regalata nessuno. Provengo da una normalissima famiglia di provincia, non ho avuto nessuna spinta o raccomandazione per avanzare professionalmente. Sono stato sempre testardo e caparbio, mi sono sacrificato un bel po’. Ricordo sempre un rimprovero di mio padre quando avevo 24 anni che mi diceva: “Ma perchè lavori così tante ore, quanti figli hai da mantenere?”. Lo capivo, ma non mi pesava lavorare tanto, se hai la passione non te ne accorgi. In realtà ne ho due di passioni: la cucina e l’impresa, e sono riuscito ad unirle e a divertirmi lavorando”.

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