Una pausa alla trattoria Le Giare di Vincenzo Sambataro detto Priatore, uno dei primi in Sicilia a credere nella cucina a Km zero, tra i fondatori di Slow Food nell’Isola, è un ristoro del corpo e dello spirito grazie alla calorosa ospitalità dell’oste e della sua famiglia che accoglie il commensale, come un amico. “Dalle radici alla tavola” il refrain di Vincenzo che con orgoglio fa conoscere, dal Nord al Sud dello Stivale, la ricchezza del patrimonio di biodiversità agroalimentare e gastronomica, nel segno dell’identità siciliana. La cucina, sincera, propone piatti che nascondono storie, aneddoti che affondano le origini nella civiltà contadina come le polpette, piatto storico del territorio con pane ammollato, carne macinata, formaggio pecorino e provola dei Nebrodi, uova, sale, prezzemolo e menta. Sapori, profumi e colori che seguono il mutare delle stagioni. Nascono così le gustose insalate primavera del territorio con cardella selvatica, radicchio, manna, noci, arance, mela rossa dell’Etna, fiori di borragine, di sulla, di colza, condite con olio evo bio dell’azienda agricola di famiglia e sale di Mozia. E, tra i primi, imperdibili, all’approssimarsi della bella stagione, gli involtini di melenzane con maccheroni e ricotta infornata. I cuochi sono gli interpreti di questo territorio ricco di tipicità da tutelare e valorizzare.

Occorre fare sinergia se vogliamo davvero salvare le piccole imprese legate all’attività agricola e pastorale a conduzione familiare su cui si poggia l’economia tusana– dice Domenico Sammataro, tra i promotori della Deco in consiglio comunaleLe carenze infrastrutturali, la legislazione europea che disconosce queste piccole realtà che però costituiscono l’ossatura portante di un sistema economico, fanno sì che qui i costi dei servizi triplicano e che i nostri territori si spopolano”.

È già quasi il tramonto quando raggiungiamo il castello di San Giorgio, a Castel di Tusa, di proprietà della famiglia Salamone dove incontriamo il barone Benedetto ed il figlio Placido.

L’azienda agricola Casaleni è l’esempio di un’antica tradizione zoo-agricola che la famiglia Salamone ha sempre portato avanti da 150 anni, nell’agro di Nicosia. Il nome della famiglia Salamone è legato da sempre all’allevamento del cavallo siciliano indigeno ed oggi custodisce una tradizione di allevatori tra le più antiche dell’Isola connessa all’acquisto, nel 1834, della Mandra Reale di Ficuzza. Placido continua la tradizione di famiglia, fedele ai dettami dell’agricoltura biologica, con la produzione di olio evo “San Costantino” che nasce nel territorio di Tusa con cultivar indigene, con la coltivazione orticola di qualità come la produzione di pomodori missouri e la preparazione conserviera di prodotti sott’olio e di patè insieme alla trasformazione di confetture di frutta di pere, more selvatiche ed arance. Da qualche anno, il barone imprenditore ha creato una linea di cosmesi naturali ed emollienti a base di olio d’oliva che si trova anche nelle farmacie. “La Valle dell’Halaesa– spiega Placidoera chiamata dagli arabi isola nell’ isola. Noi ci auguriamo di farla uscire dal suo isolamento e di fare conoscere la sua bellezza a quanti saranno in grado di apprezzarla, proteggendola con cura ed amore”.

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