Recunu, Rucignola, Cutrera sono i nomi dei vitigni autoctoni che Riofavara ha voluto recuperare lavorando ad un importante progetto, prendendo spunto dalle prove di microvinificazione condotte su questi vitigni dall’Istituto regionale Vite e Vino. Siamo ad Ispica, nell’azienda vitivinicola di Massimo Padova. A parlarci di questo progetto è la figlia di Massimo, Clementina che ci accoglie in cantina e, oltre a presentare l’azienda, ci stappa una bottiglia iniziando a citare i nomi prima detti. La degustazione è sorprendente!

Recunu, Rucignola, Cutrera fanno parte dei cosiddetti vitigni reliquia, la cui presenza in Sicilia viene fatta risalire alla metà del 1800, ed i loro nomi sono pressoché sconosciuti anche tra gli esperti. Una cosa è certa: sono capaci di restituire la caratura di un progetto destinato a dare risultati sempre più interessanti. Riofavara, grazie anche all’enologo Angelo Di Grazia, ha avuto il merito di essere riuscita a recuperarli dall’oblio più totale evitandone l’estirpazione.

Recunu

Un lavoro impegnativo, tra innesti al tavolino e poi in vigna, un’attenta selezione in campo e prove di vinificazione. Il risultato è racchiuso nel Nsajàr 2019 IGP Terre Siciliane, un bianco che colpisce soprattutto al sorso per la sua spiccata acidità, che rimanda al lime.

“Il continente enologico Sicilia è un laboratorio unico e senza eguali – si legge nella retro etichetta- in grado di produrre vini che si coniugano con il territorio e le sue stratificazioni storiche, ambientali e culturali. Abbiamo provato a recuperare qualcosa di perduto che ha dato voce ad un vino dalla trama sorprendente”.

Così come dice il nome (in siciliano nsajàr significa provare), questo bianco va assolutamente degustato per capirne la bellezza e la sua unicità.

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