Introdotta da un documento “vintage” (“Linee programmatiche per l’agrumicoltura italiana”, varato dal Mipaaf nel 1998 e con una dotazione di 110 miliardi di lire, circa 500 milioni di euro) la presidente del Distretto Agrumi di SiciliaFederica Argentati, ha avviato nei giorni scorsi un proficuo confronto in video conferenza con il Ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli.

Presenti il vice presidente del Distretto, Giuseppe Pasciuta (che guida il Consorzio dell’Arancia bionda di Ribera), il consigliere Francesco Ancona (vice presidente AIAB Sicilia, il braccio della produzione bio) e il sen. Fabrizio Trentecoste, componente della Commissione Agricoltura al Senato.

“Dalla Sicilia, principale regione agrumetata d’Italia – spiega Federica Argentati – con oltre 32mila addetti e cinque produzioni d’eccellenza Dop, Igp e bio, ho chiesto questo incontro per sollecitare in primis l’aggiornamento anche per il tramite di AGEA, del Catasto agrumicolo nazionale, propedeutico alla redazione di un nuovo Piano di sviluppo di una delle più importanti filiere del Mezzogiorno, da elaborare attraverso un confronto tecnico con il territorio agrumetato nazionale”.

Urge una strategia di medio e lungo periodo che interrompa l’improvvisazione con la quale imprese ed istituzioni hanno operato negli ultimi decenni.

Federica Argentati

Fra i temi affrontati anche la necessità di aumentare la quota di cofinanziamento dei Distretti del cibo riconosciuti dal Mipaaf soprattutto per investimenti trasversali alla filiera, come comunicazione e ricerca scientifica.

Nel corso dell’incontro con il Ministro Patuanelli il vicepresidente Giuseppe Pasciuta ha affrontato la questione di un rinnovato metodo di garanzie fideiussorie, da parte del Mipaaf, ai Consorzi di tutela Dop e Igp e delle necessarie campagne istituzionali; mentre il consigliere Ancona ha sottolineato le potenzialità degli agrumi biologici, che in Sicilia rappresentano la quasi totalità della produzione (61% di superfici bio su una produzione complessiva che copre il 62% di quella nazionale) proponendo investimenti nella ricerca scientifica e il rilancio della Biofabbrica di Ramacca, unico ente pubblico in Italia (fa capo all’ESA, Ente Sviluppo Agricolo) dove vengono allevati insetti per la lotta biologica.

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