Metti una sera, a cena, insieme due signori eleganti, nobili e antichi: il Pinot Nero e il Nerello Mascalese. Complessi armoniosi, unici e con tante storie da raccontare. Quelle di uomini pionieri e rivoluzionari che hanno creduto in vigne antiche a volte abbandonate, dimenticate, non valorizzate. Spesso difficili da coltivare.

Se in Borgogna le storie sono molto antiche, sull’Etna sono relativamente recenti, ma raccontano le stesse complesse esigenze tanto territoriali quanto climatiche. E sono stati proprio questi due vitigni i protagonisti di una cena al ristorante Nangalarruni a Castelbuono, sulle Madonie, sotto lo sguardo amorevole e appassionato dello chef Peppe Carollo.

Lui uno di quelli che ha fatto della cultura Slow Food una bandiera. Tra i soci de Le Soste di Ulisse e tra i primi a far parte delle “Premiate Trattorie d’Italia”. La sua filosofia è talmente semplice da sembrare scontata eppure non lo è.

Stagionalità delle materie prime, chilometro zero, valorizzazione del territorio e difesa delle tradizioni antiche della cultura culinaria madonita. Oggi come 30 anni fa. Un maestro vero, appassionato di vini. Parlare con lui significa assorbire anni di esperienza vissuta, di ricerca e di rapporti umani. E potresti restare ore ad ascoltarlo.

Il menu, un percorso studiato per esaltare i vini e le Madonie

Dalla tradizionale “frittedda” con fave funghi e asparagi selvatici ai salumi esclusivi di suino nero dei Nebrodi. Dalle verdure locali pastellate alla bruschetta con uovo di quaglia e tartufo. Dal brasato di vitello al Pinot Nero al filetto di suino locale passando per il pollo al curry. Giusto per citare qualcosa. Un percorso di sapori studiato per accompagnare sette etichette, espressione eccellente di questi due vitigni.

foto Peter Junker

Pinot nero, un tour originale

Piemonte Doc metodo classico dosaggio zero 2019 (24 mesi sui lieviti 12 in bottiglia), 100% Pinot Nero di Pasquale Pelissero. Poi, un Pinot nero della Mosella, un Lagenwein (Graacher Domprobst l’equivalente di un premier Cru in Francia) di straordinaria freschezza e un frutto ricco e intenso della Cantina Blesius, e ovviamente un Borgogna il “Valmoissen” 2019 di Louis Latour. Non si può prescindere dai maestri del nobile vitigno per apprezzarlo.

Quattro le etichette dell’Etna per raccontarne i versanti e le diverse caratteristiche legate ai diversi suoli vulcanici: l’Etna rosato Doc e Etna rosso Doc 2017 di Serafica Terra di olio e vino. Espressione delle “grotte” create dal corso della lava nei secoli (versante sud a Nicolosi).

Etna rosso Doc “DONMICHELE 2016” Tenute Moganazzi, con piante tra gli 80 e i 120 anni a Passopisciaro, tra le zone più vocate e meglio esposte del versante nord (solo 3600 bottiglie per la 2016; oggi producono 2000 bottiglie di bianco e 2000 di rosso …una piccola chicca). E per chiudere un grande cru di chi tra i primi ha capito l’importanza delle singole espressioni parcellari dell’Etna ossia “Contrada C 2015” Passopisciaro prodotto da vini Franchetti. Una perla enologica assoluta.

Una serata a livello sensoriale magica, nella sala privata del Nangalarruni. Serata voluta da Peppe Carollo per il piacere della condivisione e dell’allegria, bevendo e mangiando bene, intorno a una splendida “tavola social”. È l’inizio di un percorso, una serie di serate a tema per raccontare il vino e le sue diverse facce, gustando la sua terra: quella che ha sempre voluto raccontare nei suoi piatti. Un sogno che insegue da un po’, fatto di conviviale condivisione di amicizia e ricca semplicità, attraverso i suoi amati vini.  Perché in fondo le grandi persone sono così…semplici!

foto Peter Junker
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