di Alvice Cartelli

Una leggenda narra che Guglielmo II il Buono, re normanno, impegnato in una battuta di caccia, si fosse fermato a riposare sotto un carrubo.  Durante il sonno gli apparve una figura di donna rivelandogli l’esistenza di un tesoro proprio sotto il tronco della pianta. Al suo risveglio, Guglielmo non esitò a far sradicare l’albero e, con grande stupore, scoprì davvero un’enorme quantità di monete d’oro.  Ordinò così di costruire, nel sito del ritrovamento, il Duomo di Monreale, gioiello architettonico famoso in tutto il mondo. 

Al carrubo sono legate suggestive storie di fate ed entità soprannaturali che, in prossimità di queste piante, consumavano   segreti rituali e misteriose cerimonie, lanciando i loro incantesimi agli esseri umani, ignari e inconsapevoli.

Miti e Magia: le fate del Carrubo

Ma al di là dell’immaginazione di cui si nutrono i racconti popolari, il sempreverde carrubo, il cui nome scientifico è Ceratonia siliqua, possiede eccellenti caratteristiche nutrizionali in termini di fibre e vitamine (vitamine A, B2, E, D2), di minerali come calcio, rame, potassio e manganese, di tannini, come acido gallico con poteri antiallergici, antisettici e antibatterici. Il carrubo è poco esigente, cresce bene in terreni calcarei, aridi e poveri.  Per tale motivo è una delle coltivazioni più diffuse nel bacino del Mediterraneo.  In Sicilia, particolarmente tra Siracusa e Ragusa, ricopre circa l’80% della superficie coltivata su base nazionale.  

Etimologia e leggende greche: dal “Corno” al “Fulmine”

L’etimologia del nome deriva dall’arabo “Kharrub”, ma alcuni avanzano l’ipotesi che Ceratonia provenga dal greco e sia una parola composta da “κέρατο” (corno) e “κεραυνός” (fulmine), in quanto sembra che il carrubo abbia avuto origine dal corno di un toro colpito da un fulmine.

Alcuni esemplari raggiungono dimensioni notevoli e godono di lunga vita, uno dei più longevi cresce, solido e rugoso, a Rosolini, in provincia di Siracusa. Viene chiamato “Carrubo di Favarotto” e vanta almeno 2.000 anni d’età. 

Dall’albero dalla carne sanguinolenta, come lo definisce il pittore Piero Guccione, si ricavano  frutti allungati e dalla scorza esterna dura e spessa. Al loro interno si trovano sia l’endosperma che i semi. Questi ultimi vengono definiti “carati” e costituivano l’unità di misura per il peso delle pietre preziose.

L’impiego della farina di carrubo ha trovato, nel tempo, larghi consensi nell’industria alimentare e in quella animale. Per le proprietà addensanti e gelificanti viene utilizzata nei prodotti di pasticceria e gelateria. Può essere sostituita al caffè solubile, all’orzo e al cacao nella preparazione di bevande calde.

Simbolo del paesaggio Ibleo: un’oasi di resistenza

Simbolo di attaccamento alla Terra e di resistenza, oasi d’ombra e riparo dal cocente sole del Sud, l’albero dalla lucida e folta chioma definisce il paesaggio ibleo donando saggezza e memoria custodita nella trama delle sue profonde e millenarie radici.

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