Nonostante i dati climatici europei siano preoccupanti, la Sicilia, grazie alle influenze del Mediterraneo e alla ricchezza varietale dei suoi vitigni, possiede una buona capacità di resilienza in grado di arginarne gli effetti. Le varietà bianche autoctone, Grillo, Catarratto, Carricante e Zibibbo, grazie anche alle tecniche di gestione agronomiche adottate tradizionalmente in Sicilia, esprimono sempre più marcatamente il loro legame secolare con il clima e il territorio isolano. Ma anche Nero d’Avola, Perricone, Frappato e Nerello mascalese rispondono bene e sono quindi degli alleati validi per queste nuove condizioni di allevamento. Una cosa è certa: il cambiamento climatico evidenzia ed esalta sempre di più la capacità di resilienza delle varietà autoctone.

Vitigni autoctoni, un patrimonio da tutelare

“La varietà e qualità vitivinicola siciliana, insieme alla diversità degli areali, è la vera ricchezza del patrimonio enologico siciliano – commenta Laurent Bernard de la Gatinais, presidente di Assovini Sicilia-. I nostri associati hanno dimostrato una grande capacità nella valorizzazione delle varietà autoctone. Il binomio vino-territorio è vincente in un contesto come quello siciliano dove la vocazione dei diversi areali si traduce in una produzione di qualità capace di rispettare l’identità dei territori”.

I vitigni reliquia

Un interessante lavoro si sta portando avanti ormai da tempo sulle antiche varietà, come quelle che in Sicilia si stanno recuperando e a cui l’enologia post-moderna potrà attingere per ottenere dei vini contemporanei in questo contesto produttivo soggetto al climate change.

“Esistono delle varietà reliquie che erano state abbandonate perché difficili da coltivare in passato o con dei profili qualitativi non adeguati nel periodo dove il mercato e il consumo cercava standard diversi – afferma Mattia Filippi di Uva Sapiens, che ha curato il report sull’Annata 2022 -. Oggi, caratteristiche come la capacità di accumulare poco zucchero, e quindi di ottenere vini meno alcolici, e la possibilità di ottenere uve con grande dotazione di acidità naturale, risultano estremamente vantaggiose sia per le condizioni climatiche dell’ultimo decennio, che per il consumo che sta ricercando queste tipologie di vino, meno alcolici, più fragranti e territoriali”.

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