È possibile perdersi tra le sue sinuose pieghe, facendo morbidamente scivolare i denti verso la soffice superficie saporita, impreziosita da aromi vari e da una quantità strabiliante di oggetti della civiltà contadina sparsi in ogni angolo del ristorante, quasi a proiettare l’ignaro avventore in una dimensione parallela? Sembrerebbe quasi un sogno (se non ci si destasse da questo turbinio sensoriale), ma invece è ciò che accade puntualmente davanti alla leggendaria trippa targata A’ Castellana, un parco divertimento per le papille gustative.

Nun c’è trippa pe’ li gatti, ma per veri intenditori

Alla ‘A Castellana il detto “sabato trippa” (modo di dire diffuso soprattutto nell’area romana) decade a favore del “martedì della trippa”, al “giovedì carnivoro” e, più in generale al più autentico e verace gusto della gastronomia siciliana espresso nel monumentale menu rigorosamente in doppia lingua (italiano e inglese) che accompagna il vorace sguardo di chi si siede ad uno dei tavoli del ristorante.

Sarà che “nun c’è trippa pe’ li gatti” – il famoso detto romano inventato verso i primi del ‘900 dal primo cittadino dell’epoca Ernesto Nathan, allorché si accingeva a eliminare dalle incombenze sulle casse comunali della capitale la voce di spesa destinata per il mantenimento di una colonia di felini randagi – ma la versione della trippa targata A’ Castellana (bianca o rossa) è una rilettura della pietanza che non si ferma alle comuni preparazioni, considerando le attenzioni gastronomiche profuse che vanno dalla massima cura nella pulizia (tramite la raschiatura con coltello sotto l’acqua corrente) alla lenta bollitura con sedano, carote e cipolle, alla scolatura e alla successiva messa a fuoco unitamente alla salsa di pomodoro, alle melanzane e alle patate. Il pecorino grattugiato è l’ultima fase che corona infine il sogno di chi, al tavolo, ha deciso di far trascorrere alle sue papille gustative un viaggio di sola andata nel paese dei balocchi!

A Caccamo, fra tesori nascosti e soste gustose

A noi contemporanei non resta che far sosta a Caccamo, incantevole centro urbano del palermitano dominato dal suo castello. Qui, dopo la visita ai tesori caccamesi rappresentati dalle splendide chiese e, neanche a dirlo dal castello, ci si può prontamente ristorare nelle accoglienti sale del ristorante-pizzeria A’ Castellana. All’interno di quelli che un tempo ospitarono le riserve granarie del castello, il visionario Mario Porretta a partire dal dicembre del 1976 avviò quella che poi divenne un punto di riferimento per la cucina tradizionale siciliana.

Tra le pagine del menu della A’ Castellana, oggi condotta con grande passione e dedizione da Salvatore e Cettina, figli del mitico Mario e di Benedetta (nella foto), ci si imbatte in una ricchezza di scelte di gusto capaci di sorprendere qualsiasi palato.

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